Negli ultimi anni il tema della difesa dell’ambiente ha assunto un ruolo centrale in particolare tra le nuove generazioni.
Esempi come quello della giovanissima Greta Thunberg hanno unito milioni di attivisti durante i “Fridays for Future” per chiedere la riduzione delle emissioni di anidride carbonica come previsto dall’accordo di Parigi sul cambiamento climatico.
Allo stesso modo sono sempre più frequenti le azioni eclatanti del movimento “Ultima Generazione” nel tentativo, spesso vano, di sensibilizzare l’opinione pubblica su una questione che se sottovalutata può rivelarsi esiziale per l’umanità intera.
Però, chiunque abbia frequentato le scuole elementari e medie a Rose tra gli anni ’80 e ’90 collegherà sempre il tema della difesa dell’ambiente ed una figura tanto misteriosa quanto carismatica, ospite indiscusso dell’immancabile “Festa degli Alberi”.
Un uomo dalla folta barba biancastra, quasi un essere mitologico le cui gesta si muovevano in quel sottile equilibrio, quella linea indefinita di confine che da sempre separa le scienze naturalistiche dalla magia. La leggenda narra che da un suo innesto abbia avuto origine un frutto metà arancia metà pompelmo.
Di certo c’è che Pietro Librandi, alias Pietru i Tapana, aveva una smisurata passione per la natura e questa passione è riuscita a trasmetterla a decine di ragazzi e ragazze della mia generazione che da lui hanno imparato il rispetto dell’ambiente.
Ma era anche un uomo dotato di un temperamento vigoroso e spinto da un forte slancio ideale così come è evidente nel video sottostante. Siamo a Rose, metà anni ’90, senza alcun preavviso ed autorizzazione la farmacia viene spostata dal centro cittadino nella zona a valle dove stava iniziando il boom edilizio con relativo aumento della popolazione. Con la sua irruenza ed in poche semplici parole, il protagonista del nostro ricordo c’entra in pieno la posta in gioco, il motivo di un trasferimento che rispondeva esclusivamente alla logica del profitto.
Per fortuna, grazie anche e soprattutto alla protesta popolare, quella logica non ebbe il sopravvento.

